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\\ Blog : Storico : Interviste (inverti l'ordine)
Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di amministratore (del 23/11/2010 @ 17:02:10, in Interviste, linkato 1187 volte)
“L'importante non è cadere, ma avere la forza di rialzarsi”

di Alessandro Tich

Incontro con l'on. Gianfranco Paglia, Medaglia d'Oro al Valor Militare e deputato di Fli, a Bassano per parlare di Forze Armate e missioni internazionali.

Per favore, non chiamatelo eroe. Perché se chiedete al maggiore Gianfranco Paglia che cosa lo ha spinto, il 2 luglio 1993, a rischiare la pelle per coprire il suo plotone di paracadutisti a Mogadiscio, nel sanguinoso agguato delle milizie somale costato la vita a tre soldati italiani, lui vi risponderà: “ho semplicemente fatto il mio dovere”.
Eppure quel drammatico episodio gli ha cambiato la vita, lo ha esposto al fuoco dei cecchini, gli ha procurato ferite gravissime, gli ha fatto perdere l'uso delle gambe, lo ha costretto su una sedia a rotelle e a otto ore al giorno di riabilitazione fisica.
Ma il soldato Paglia, in quel tragico frangente, aveva compiuto quello che riteneva giusto fare, senza mai pentirsene e dimostrando - come recita la motivazione della Medaglia d'Oro al Valor Militare conferitagli dal Presidente della Repubblica - “un chiarissimo esempio di altruismo, coraggio, altissimo senso del dovere e saldezza d'animo”.
Oggi Gianfranco Paglia è un deputato di Futuro e Libertà, alla sua prima legislatura, e divide la sua attività di parlamentare con un'instancabile missione personale in giro per l'Italia, che lo vede impegnato in prima linea non più in una operazione di pace ma nell'opera di divulgazione, testimonianza e informazione sui valori e sull'attività delle nostre Forze Armate impegnate nelle missioni internazionali nei punti caldi del pianeta.
Cosa che ha fatto anche questo pomeriggio a Bassano, all'Hotel Belvedere, nell'annunciato incontro pubblico promosso da Fli e da Generazione Italia, intervistato dal giornalista Giandomenico Cortese.
Prima dell'appuntamento, l'atteso ospite è stato accompagnato in un breve giro per la città, con tappe sul Ponte Vecchio e al gazebo di Fli in Piazza Libertà, affiancato - fra gli altri - dall'on. Giorgio Conte, dal coordinatore provinciale di GI Giorgio Aldighieri, dal coordinatore bassanese Stefano Giunta, dal responsabile di Cassola Salvatore Rizzello e dal consigliere comunale di Bassano Rodolfo Celestino.
Per il militare deputato, inevitabilmente, è stata anche una giornata di interviste. Compresa quella di bassanonet.

On. Paglia, nei suoi incontri con il pubblico che peso ha, rispetto ai messaggi sull'impegno delle nostre Forze Armate, la sua vicenda personale?
“La mia vicenda personale non conta, in Somalia ho solo fatto il mio dovere. Ciò che conta è mandare un messaggio sui nostri soldati, spiegare perché rischiano la vita, qual è il significato del loro operato. Rappresentano la patria, non c'entrano le ideologie politiche.
Quello che oggi spinge un giovane a mettere la divisa non sono i duemila euro in più che si ricevono in missione, ma sono gli ideali e i valori in cui ognuno di questi ragazzi crede.”

E quali sono questi valori?
“Lealtà, onore, rispetto.”

Oggi c'è ancora spazio per questi ideali?
“Per fortuna sì”.

Come si riflette la sua esperienza nella sua attività da parlamentare?
“Io sono me stesso anche da deputato. Il fatto di non avere una carriera politica alle spalle mi permette di dialogare con la maggioranza e con l'opposizione, con lo stesso rispetto, che per me è fondamentale. Il mio obiettivo è fare qualcosa per la mia Italia in giacca e cravatta, e non più in uniforme. Non dovessi riuscirci, tornerò a vestire la divisa.”

Al di là dei valori militari, cosa dire dunque ai ragazzi di fronte alle difficoltà della vita?
“I giovani devono credere in ciò che fanno, seguire i propri ideali e obiettivi, non fermarsi mai davanti alle difficoltà. Bisogna sempre ricordare che l'importante non è cadere, ma avere la forza di rialzarsi. E' questo il messaggio più importante.”
 
Di amministratore (del 09/11/2010 @ 19:50:57, in Interviste, linkato 706 volte)
Gianfranco Paglia: "La Lega cavalca la crisi"

tratto da un articolo di Paolo Salvatore Orrù per Tiscali

... Gli out out, i ricatti del Senatur, le meline da basso impero dell’Udc rischiano di dividere l’Italia in due. “Per salvare la legislatura è necessario che Berlusconi ascolti le parole di Fini. Che non gli ha chiesto solo di dimettersi, ma anche di valutare l’opportunità di includere nel governo l’Udc di Casini”,  commenta Paglia  che, comunque, allo stato delle cose non se la sente di “ fare previsioni”.  Rancori del passato: “Non si può dimenticare quanto è successo la scorsa estate, quando Berlusconi, di fatto, ha espulso Fini dal Pdl”, dice l’ex parà della Folgore, secondo il quale è stato proprio lo strappo estivo a “marcare le distanze tra il fondatore e il cofondatore del Popolo delle Libertà. Forse sarebbe stato meglio sedersi intorno a un tavolo e parlare senza che nessuno potesse influenzare i loro rapporti”.  Il dado è tratto, però. “Vediamo cosa accadrà nei prossimi giorni. Di certo la Lega sta cavalcando la tigre penalizzando il Sud a favore del Nord. Anche per questo Fini ha alzato la voce: troppi tagli nel Meridione per creare un tesoretto per il federalismo", conclude Paglia.

08 novembre 2010
 
Di amministratore (del 12/10/2010 @ 14:03:26, in Interviste, linkato 918 volte)
E' meglio incrementare gli elicotteri


Ai funerali dei quattro alpini uccisi in Afghanistan non mancherà oggi Gianfranco Paglia, maggiore de]l’esercito e deputato di Futuro e libertà. «Passate le esequie di questi ragazzi — dichiara il parlamentare, 40 anni, medaglia d’oro al valor militare, che nel 1993 ha perso l’uso della gambe nel corso della missione in Somalia — però, voglio consultarmi con i vertici militari perché è da loro che desidero sapere se è davvero tempo di rinforzare la dotazione delle nostre truppe in Afghanistan. Io, ad esempio, ho un’altra idea, rispetto a quella proposta dal ministro Ignazio La Russa...>>.

Qual è la sua idea?

Partendo dal presupposto che noi dobbiamo fare il possibile per tutelare l’incolumità dei nostri soldati, io invierei in Afghanistan un maggior numero di elicotteri, piuttosto che incrementare le munizioni.

Perché?

Gli elicotteri, rispetto agli aerei, sono più duttili nell’utilizzo, possono dare maggiore copertura. E, soprattutto, in confronto agli aerei, causano meno danni collaterali, ossia sono responsabili di meno vittime fra i civili perché si colpisce il territorio in maniera più mirata, quanto più possibile centrata sull’obiettivo da raggiungere con il fuoco. Mi sono convinto di ciò che le dico nel corso del mio ultimo viaggio in Afghanistan, quando ho parlato con il governatore di Herat e lui stesso ha chiesto al governo italiano di dare impulso alla fornitura di elicotteri, mezzi che a suo dire fanno molta più paura ai Talebani, in quanto riescono ad arrivare in maniera precisa sulle loro basi. E, soprattutto, non vanno a bersagliare indiscriminatamente il territorio, in cui vive anche gente che niente ha a che fare con i terroristi. Mi conforta nella mia idea anche il fatto che gli stessi americani hanno cambiato il modo di operare in quel Paese, essendosi resi conto di quante morti sono state provocate fra la popolazione civile grazie all’uso delle bombe aeree.

Esporrà la sua teoria al ministro La Russa quando verrà nella commissione Difesa della Camera, di cui lei fa parte?

Sì, certo che lo farò. Futuro e libertà è pronta al dialogo con la maggioranzale in questo caso ascolterò e lancerò la mia proposta. Mi fa piacere, infine, scoprire che anche il Pd si sia reso conto che i nostri mezzi non sono più sufficienti a fronteggiare ordigni di oltre 100 kg. come quello che ha ucciso gli alpini. E che serve un cambio di rotta.

si.dal.
 
Di amministratore (del 07/10/2010 @ 11:40:25, in Interviste, linkato 1005 volte)
A DOMANDA:

Gianfranco, come molti sono rimasto interdetto dalla scelta dell'On.Fini di creare una formazione "indipendente" dal PdL ed ancora oggi sto cercando di capire cosa ci sia realmente dietro questa decisione. Non credo riuscirò ad ottenere risposte dal altri se non da te che l'hai vissuta e scelta in prima persona. Perchè si sceglie di abbandonare una "famiglia" nella quale si era entrati a far parte solo poco tempo prima? Perchè un cambio di rotta quando, in fondo, di quella famiglia si condividono ancora i programmi , le idee, le ideologia? Solo perché c'è attrito "personale" con Il presidente del Consiglio ? O cosa d'altro, di politico, di reale che molti , come me, non hanno compreso ? Grazie per la tua risposta e per il tuo impegno. Ten. Col. par. Massimo Zaccheroni

RISPONDO:

Alle domande che mi poni darò le risposte che io mi sono dato, dal mio punto di vista e dalle conclusioni che ho potuto trarre dialogando con i colleghi che hanno operato la mia stessa scelta. Bisogna partire da lontano, dalla nascita del PDL , da quando Fini decise di confluire anche con il parere contrario di alcuni aderenti ad AN. Il tutto avvenne rapidamente perché l'improvvisa caduta del governo Prodi portò ad elezioni anticipate. Fu un errore? Vista la svolta avuta ultimamente direi di si,  ma si era convinti che con il tempo si sarebbe creato un grande partito, con sedi sul territorio, con dibattito interno, portando all'interno di esso valori dei quali nessuno voleva e poteva farne a meno. Nel momento in cui sono state chieste queste cose vi è stata la rottura, non ritengo si tratti di problemi personali, sarebbe troppo banale, si tratta di concezione diversa della gestione di un partito. Un onorevole non è un extraterrestre competente in tutto, ad esempio se in Parlamento si deve votare una legge che riguarda la Difesa io certamente conosco tutti i particolari e posso in coscienza votare: ma gli altri hanno il diritto e il dovere di discuterne, perché decidono il destino di milioni di persone. Non posso continuamente chiederti la fiducia per velocizzare l'iter, si svuota così il compito del Parlamento, non ritengo di essere stato chiamato solo per premere un bottone. Molti miei colleghi che hanno deciso di rimanere nel PDL contestavano a Fini il modo in cui aveva gestito AN, io non c'ero e non posso giudicare ma la prima cosa che il nostro presidente ci ha detto  è stata “non bisogna commettere gli stessi errori commessi in AN”: si riferiva proprio a quello. Tutto ciò che è successo poteva essere evitato? Certamente si, ma come al solito capita che tutti i grandi hanno vicino cattivi consiglieri, la storia ce lo insegna.
 
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