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Tre caduti e 29 feriti testimoniano la durezza di quella battaglia.
 
   

La perdita della vita in combattimento per un soldato, non è mai frutto del caso o di una imprevedibile ed improvvisa sfortuna. Al contrario, la morte viene da un'altra volontà, spesso temuta, costantemente rispettata e, comunque, sempre e chiaramente percepita. Per questo abbiamo rinunciato alla rabbia 

ci basta il dolore.

 
 
OPERAZIONE IBIS
INTERVISTA M.O.V.M.
I CADUTI
I FERITI
NOTIZIE ANSA

 
 

 

Lacrime e applausi per i Caduti

“Grazie”, grida la folla all’uscita dalla chiesa delle tre bare avvolte nel tricolore. Un applauso lungo e commosso li saluta. Pasquale Baccaro, Stefano Paolicchi e Andrea Millevoi se ne vanno. Passano tra due ali di folla che li piange pur non avendoli mai conosciuti. Lasciano il sagrato della chiese di Santa Maria degli Angeli. Quei tre nomi vengono scanditi ad alta voce al passaggio delle bare. Li grida il vigile urbano, l’uomo della strada, la madre di famiglia, lo studente.

Sono partiti per la Somalia con l’obbiettivo della pace. Si sono imbarcati su un C-130, lontano dal clamore della gente, in un silenzio irreale Nessuno sapeva chi fossero e sono dovuti morire perché si accorgessero di loro.

Da “Il Giornale” 06 luglio 1993

 

ANDREA MILLEVOI
STEFANO PAOLICCHI
PASQUALE BACCARO

 
Il loro sacrificio non sarà vano, essi vivono nel ricordo e nel cuore di tutti i colleghi e di tutti coloro che credono nell'Italia e nelle sue Forze Armate.
 

 
 

 

E quando il 2 luglio, al termine della battaglia del Pastificio, abbiamo contato le nostre perdite, lo Spirito di Corpo, la forte motivazione e l'orgoglio di appartenere alla "Folgore" hanno prevalso sul dolore, sulla costernazione e sull'istintivo desiderio di rivalsa, decretando così l'adamantina affidabilità delle nostre Unità.

Gen. B. Bruno LOI

 

 

 

 

“Lasciate che chi non ha voglia di combattere se ne vada. Dategli dei soldi perché acceleri la sua partenza, dato che non intendiamo morire in compagnia di quell’uomo. Chiunque sopravviva a questo giorno, mostrerà le sue cicatrici ai vicini, e racconterà storie gloriose di tutte le grandi imprese di questa battaglia. Insegnerà quelle storie a suo figlio e da oggi alla fine del mondo verremo ricordati. Noi pochi, noi pochi felici, noi banda di fratelli: perché chiunque ha versato il suo sangue insieme a me è mio fratello. E quegli uomini che hanno avuto paura si sentiranno inferiori quando sentiranno come abbiamo combattuto e come siamo morti insieme”

Da “Enrico V” W.Shakespeare