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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 
 
Di amministratore (del 17/03/2011 @ 15:59:23, in Articoli, linkato 1151 volte)
"FACCIAMOLA DIVENTARE FESTA FISSA DEL CALENDARIO"
GIANFRANCO PAGLIA: L’ITALIA NE HA BISOGNO PER RICORDARE LE RADICI DI UN’APPARTENENZA

di Valter Delle Donne

ROMA. «Vedo una grande partecipazione tra la gente. Si potrebbe fare in modo che la ricorrenza diventi un appuntamento fisso, una data come il 2 giugno. Sarebbe un modo di rinnovare il senso e le ragioni di essere italiani». Gianfranco Paglia, medaglia d’oro al valore militare e deputato di Futuro e libertà, bada all’essenziale. Con la sua biografia potrebbe permettersi il lusso della retorica. Tra i pochissimi italiani viventi a vantare una fiction tv sulla sua biografia, oggi l’eroe di Mogadiscio potrebbe prendersela con i leghisti che non partecipano alle celebrazioni, che hanno scelto di andare al bar pur di non ascoltare l’inno di Mameli. Potrebbe permettersi anche di bacchettarli, di gridare «vergogna ». Non è il suo stile.

■ Maggiore Paglia, non la indigna sapere che quelli del Carroccio fanno di tutto per evitare le celebrazioni?
Vuole sapere come la penso? Io in privato con i deputati della Lega ci parlo. Quando non ci sono in giro telecamere o giornalisti nessuno parla di secessione, anzi.

■ Questo è uno scoop. Anche i parlamentari leghisti sono patriottici?
Ci sono colleghi della Lega che hanno indossato l’uniforme, non posso immaginare che non si sentano fieri di essere italiani esattamente come noi.

■ Intanto gli uomini di Bossi non festeggiano e fanno di tutto per evitare le celebrazioni. Non è mortificante per il nostro Paese?
Una polemica che ingigantiscono in maniera autolesionistica. Lo fa qualche dirigente leghista per avere il titolo sui giornali. Sono stato nove mesi in Veneto per le mie terapie e le posso garantire che non c’era nessuno che manifestava sentimenti anti-italiani. Se Bossi e Calderoli fanno quelle sparate, peggio per loro, secondo me anziché guadagnare voti li perdono.

■ Se pensa a queste celebrazioni chi le viene in mente?
Ai ragazzi della spedizione dei mille, per la maggior parte giovani proprio del Nord. Agli ultimi, dal contadino sconosciuto che avrà contribuito all’unità d’Italia offrendo da mangiare ai garibaldini agli eroi civili dei nostri centocinquant’anni di storia.

■ Eroi come Giovanni Falcone, Paolo Borsellino o Giorgio Ambrosoli?
Esattamente. Persone che hanno sacrificato la vita per un ideale. Dal più noto all’ italiano destinato a restare anonimo.

■ Il centro di Roma è imbandierato a festa. Una cosa del genere prima succedeva solo per le partite della Nazionale.
È vero, ha ragione. Ma è un fatto di mentalità. In questo abbiamo tanto da imparare gli americani. Se va in America, ogni tanto vede una bandiera a stelle e strisce esposta. Segno che quella è la casa di un reduce di guerra.

■ Un segno di appartenenza...
C’è bisogno anche di quello. Fuori dalla finestra mio padre il tricolore lo tiene esposto da anni.

■ Mentre i leghisti disertano le celebrazioni, nel mondo dello spettacolo e della cultura c’è un fermento di attività senza precedenti. Le sono piaciuti i discorsi di Benigni e Saviano?
Ho apprezzato entrambi: Benigni con la sua estrosità mi ha coinvolto emotivamente, Saviano con la forza della sua parola. Ma mi permetta di citare l’intervento del presidente Giorgio Napolitano, in questo momento rappresenta un punto di riferimento fondamentale per tutti noi.

■ E il riferimento rappresentato dal premier?
Vive un momento difficile. A 75 anni si trova coinvolto in situazioni che, se accertate, danno il senso di una persona che ha bisogno d’aiuto. Quello che leggo sui giornali mi ispira un sentimento di tenerezza.

■ Provava tenerezza anche quando le è arrivata l’accusa di essere un traditore perché aveva scelto di rimanere con Gianfranco Fini?
La campagna di “Libero” mi ha ferito, ma ho avuto modo di replicare e considero la questione chiusa lì.

■ Con Silvio Berlusconi ha avuto modo di parlare?
La prima e ultima volta prima del voto di fiducia del 14 dicembre. Gli ho detto quello che non condividevo, con molta franchezza. Su alcuni aspetti mi ha dato ragione, su altri non ha capito. Ciò che è accaduto dopo, lo sanno tutti.

■ Tante volte c’è la metafora negativa, si dice: questo partito non è una caserma. Come a dire che c’è democrazia interna. Lei che conosce entrambe le realtà condivide questa immagine?
In caserma quando fai una fesseria c’è sempre un commilitone che ti dà un rimprovero o un consiglio. Berlusconi in questi ultimi tempi l’avrà avuto qualcuno che gli ha detto: «Silvio, che stai facendo?». Ogni tanto me lo domando.

■ Un ultimo pensiero, per gli italiani che celebrano questa ricorrenza nelle missioni militari all’estero.
Per me non è l’ultimo, è il primo pensiero. Starò con il cellulare acceso h24. Ho tanti amici nella Folgore che in queste ore sono in Afghanistan. Lì la situazione è molto calda e c’è poco da festeggiare, ma è il loro lavoro e ne sono coscienti.
 
Di amministratore (del 07/02/2011 @ 19:28:59, in Articoli, linkato 1611 volte)
L'esempio di Paglia

Egregio direttore, ho tardato qualche giorno perché indeciso se inviarle queste poche righe per esprimere il mio parere sulle considerazioni fatte il 17 gennaio da Romano Biacchi, lungi da me la volontà di polemizzare, né di ergermi a difensore dell'onorevole Gianfranco Paglia , non ne ha bisogno, per lui parlano i fatti.

Nel 1994 l'allora sottotenente Paglia in forza alla Folgore fu inviato nell'operazione Ibis in Somalia, in uno scontro a fuoco al ceck-point Pasta. Seppur ferito gravemente continuò l'azione salvando la vita di alcuni suoi commilitoni. Per quella azione, che lo costringe in carrozzina per tutta la vita. Fu insignito della più alta onorificenza, la Medaglia d'oro al Valor militare.

Tolta la divisa, decise di servire in altro modo il Paese, si candidò nelle liste di Gianfranco Fini, fu subito eletto e con la stessa determinazione di quando indossava la divisa, iniziò il suo impegno civile.

Bene, «che c'azzecca», direbbe il Tonino nazionale, con tutto ciò la tragedia di Nassirija? Cosa c'entra la disgrazia della Meloria? Cosa c'entra la bandiera rossa? Ancora una volta la scelta fatta dall'onorevole Paglia di schierarsi con Fini è la più difficile, sarebbe stato più comodo rimanere nel «gregge dei garantiti ».

Non ha ceduto alle lusinghe del potere e si è rimesso in gioco.

Veda, egregio direttore, il nostro è un Paese strano in cui alcuni dei nostri giovani vengono inviati in tutte le parti del mondo per difenderci dal terrorismo, per salvaguardare la loro e la nostra libertà, per rendere più forte la democrazia. Purtroppo, 36 di loro sono caduti nell'adempimento del loro dovere, ma sono sicuro che sono volati in quell'angolo di cielo riservato agli eroi.

Mentre succede questo, altri giovani (tutti di sesso femminile e tassativamente belle) vengono invitate in lussuose ville per fare il bunga bunga ed altro... Ma da quale parte si doveva schierare il maggiore onorevole Paglia se non dalla parte della Folgore, degli Alpini, con tutti gli Italiani che quotidianamente adempiono al loro dovere senza nulla chiedere al potente di turno.

Germano Folli
Parma, 24 gennaio
 
Di amministratore (del 22/01/2011 @ 15:32:14, in Articoli, linkato 1778 volte)

Il disgusto di Paglia, invalido di guerra

L'ufficiale dei parà e deputato di Fli contro l'assenza del premier ai funerali di Alessandro Romani mentre si dedicava al bunga bunga.

(21 gennaio 2011)  Gianfranco Paglia «È semplicemente nauseante. Mi fa soffrire scoprire che dal premier c'è stata una mancanza di rispetto così grave verso i caduti». Gianfranco Paglia è un parlamentare e un ufficiale dei parà. Nel 1993 fu uno dei protagonisti della battaglia del Check Point Pasta, il primo scontro su larga scala che trasformò una missione di pace in operazione di guerra. Era un sottotenente di venticinque anni, che fu colpito più volte dai cecchini continuando però a combattere per salvare i commilitoni feriti: un coraggio riconosciuto con la medaglia d'oro al volore militare, ma che da allora lo costringe a vivere sulla sedia a rotelle.

Paglia è deputato del centrodestra, eletto nelle liste del Pdl ha poi deciso di seguire Gianfranco Fini in Futuro e Libertà. E ci tiene ad esprimere il disgusto per l'assenza del premier ai funerali del parà Alessandro Romani mentre invece si dedicava al "bunga-bunga": «Non riesco a descrive quanto sia colpito da quello che è stato pubblicato sul sito de L'espresso. Indipendentemente da quale forza politica esprima il governo, i militare impegnati in missione fanno il loro dovere e lo fanno sempre fino in fondo, rischiando la vita e sempre più spesso morendo. Dispiace scoprire come proprio il capo del governo poi manchi di dispetto al sacrificio per dedicarsi - se verrà confermato quanto emerge dagli atti - ad attività nauseanti».
 
Di amministratore (del 10/12/2010 @ 20:43:59, in Articoli, linkato 1829 volte)
Gianfranco Paglia: «Tradire? Se proprio devo... non sarà Fini»

di Simona d’Alessio

Gianfranco Paglia rievoca i momenti della sua candidatura alla Camera dei deputati, due anni e mezzo fa: «Fabrizio Alfano (il portavoce di Gianfranco Fini, ndr) mi fece un paragone fra Nassirya e Montecitorio, ma non credevo che avrei visto ciò che sto vedendo in questi giorni in Parlamento». Se non è uno scenario di guerra, infatti, è pur vero che «sto scoprendo che in politica è permesso tutto, o quasi. Gente che cambia casacca – dichiara il deputato di Fli alla Discussione – e un’espressione, “traditore”, che quando è stata rivolta a me insieme al resto del gruppo, proprio non ho potuto sopportarla».

E, quindi, ha preso carta e penna e si è difeso dall’accusa mossa dal direttore di Libero, Maurizio Belpietro. A proposito, onorevole, se una forma di tradimento dovrà farla, martedì...

"Mi sono trovato a dover decidere se tradire Berlusconi, o Fini. Sa cosa le dico? Se proprio devo essere chiamato traditore, preferisco esserlo del premier e non del presidente della Camera. E, quindi, seguirò la linea impressa dai vertici: o Berlusconi compie quel passo indietro prima del 14, oppure voteremo la sfiducia."

Se le aspetta quelle dimissioni?

"Francamente no. Berlusconi è una persona che non credo ami farsi criticare, e il suo carattere non gli consentirebbe di cedere il passo. Eppure, un bel bagno d’umiltà servirebbe a tutti…"

È tutto perduto, oppure c’è ancora una chance per riannodare i fili del dialogo fra Fli e Pdl e, magari, andare verso un governo Berlusconi-bis?

"Una nuova fase nell’azione di governo va sicuramente riaperta. Rimango una persona ottimista, perciò spero che si riesca a ritrovare un’intesa nel centrodestra, nell’interesse del Paese. È per questa missione che ho smesso di indossare l’uniforme, e ho messo giacca e cravatta. Si parli di programmi, dopo il voto di fiducia, ce n’è tanto bisogno."

Lei ha detto pubblicamente di stimare molti esponenti del Pdl e molti membri del governo.

"È vero, li stimo anche umanamente."

Non c’è nessuno fra di loro che ha tentato di convincerla a lasciare Fli?

(Ride) "No, forse con me avranno avuto un po’ di soggezione a farmi certe proposte. Sarà colpa della carrozzina (l’allora sottotenente della Folgore Paglia, medaglia d’oro al valor militare, è rimasto gravemente ferito nel 1993 in Somalia, e da allora è costretto a vivere su una sedia a rotella, ndr), li metterà in imbarazzo… "

Come finirà la conta martedì?

"Non saprei. Fra l’altro, in matematica non sono mai andato bene."
 
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